Indice delle lezioni

 

È necessario che la spiritualità sappia misurarsi con la critica, perché non di rado persone che si dicono spirituali, se messe a confronto con critiche delle loro idee o della loro vita, non trovano di meglio che irritarsi o denigrare il criticare stesso, l’eccessivo uso dell’intelligenza umana, oppure rifugiarsi nell’incontrollabile, cioè il cuore, i sentimenti, l’intuito, luoghi dove però la superficialità e anche l’impostura possono trovare terreno fertile. Sul versante opposto ci sono quelli che non si stancherebbero mai di disquisire, amano fare salotto, a patto però di non essere toccati nelle loro responsabilità; esempi tipici di entrambi i casi si trovano nei vangeli. D’altra parte, una volta che la spiritualità, in quanto vita interiore, può essere considerata lo stile di vita a cui si aderisce con tutto il proprio essere, è comprensibile che la critica ad essa venga sentita non come semplice piacere di ragionare e discutere, ma come un attacco contro la persona stessa. Inoltre la spiritualità, anche se imparentata con la filosofia, si pone più come esperienza, cammino, che come riflessione e disquisizione, per cui non è difficile che anche persone autenticamente spirituali, serie, si sentano spiazzate, impreparate, di fronte alle critiche più scaltre. La persona spirituale non pone come scopo della propria vita quello di diventare specialista della riflessione: questa specialità appartiene ai filosofi, i teologi, i matematici; la persona spirituale intende piuttosto far esistere in sé stessa un’esperienza di vita che si faccia apprezzare per profondità, ricchezza di significato, adesione alla concretezza e all’umano.
Come fare allora a mantenersi capaci di confronto con la critica e nello stesso tempo non sprecare troppo tempo nel preparare risposte a tutte le critiche immaginabili? Alcune vie possono essere d’aiuto.
Una è l’umiltà: la persona spirituale non ha la pretesa di avere una risposta pronta per qualsiasi domanda, a dispetto di come invece queste persone vengono spesso dipinte o si autopresentano. In questo senso, la persona spirituale ammette la criticabilità delle proprie idee e del proprio stile di vita, senza che questo debba implicare l’abbandono della propria via. Non saper rispondere è evidentemente una brutta figura di fronte alla collettività, ma su questo abbiamo l’esempio drammatico di Gesù, il cui silenzio, mentre veniva processato dai sacerdoti del tempio, ci è stato trasmesso non come brutta figura, ma addirittura come giudizio di condanna contro i suoi accusatori. In questo contesto comprendiamo che l’umiltà è una bella cosa in contesti di serenità, ma può richiedere una forza d’animo eroica per non lasciarsi plagiare dal giudizio popolare. Di per sé tutti, da un punto di vista psicologico, siamo in qualche misura dipendenti dal giudizio che ci vediamo dare dagli altri; la persona spirituale però sa di non poter concedere troppo spazio a questa dipendenza, non possiamo adeguarci all’immagine di noi stessi che gli altri vogliono imporci. Questo, evidentemente, lascia già intravedere la prospettiva di un lavoro di spiritualità da progettare e coltivare con costanza e organizzazione.
Un’altra via di reazione alla critica consiste nella critica della critica; cioè, se tutto è criticabile, ciò significa anche che non esistono critiche che non possano essere a loro volta demolite con altre critiche ancora. Siccome però la persona spirituale non può impiegare la propria vita a studiare come reagire alle varie singole critiche, sarà bene tener presente qualche criterio in grado di demolirle tutte. Un criterio è quello dei limiti della nostra consapevolezza: a chiunque ci rivolga una critica qualsiasi sarà sempre possibile far notare che ci potrebbero essere aspetti della questione che stanno sfuggendo sia a noi che a lui; ciò significa che nessuna critica potrà mai avanzare la pretesa di essere definitiva.
Si può notare che queste vie che ho indicato presuppongono comunque, da parte della spiritualità, un apprezzamento della critica come strumento indispensabile di crescita, e non come nemico da evitare.